sabato 25 marzo 2017

Riscoprire il valore d'uso degli oggetti? Si può, si deve

Cellulare ancora funzionante ma poco tecnologico? Nel cassetto (in attesa della discarica...). Computer vecchiotto? Buttato. Giocattoli che i pargoli non usano più perché troppo cresciuti? Nel cassonetto...

E se, invece, riscoprissimo il valore d'uso degli oggetti?

Una critica del nostro modo di produrre e smaltire rifiuti (che ci porta a sborsare tanti soldini nel pagamento della TARI) non dovrebbe prescindere da una riflessione sulla "civiltà del riuso".

Qualche anno fa fui affascinato dalla lettura di un libro di Guido Viale, intitolato appunto La civiltà del riuso: mi svelò nuovi aspetti di un mondo che già parzialmente conoscevo (da collezionista di fumetti e libri d'antiquariato, sono abituato a "spulciare" mercatini e conosco il valore di un oggetto usato) ma che cela potenzialità - non solo ecologiche, ma anche economiche e sociali - notevoli.

Di recente (dicembre 2016), un nuovo libro affronta questo tema: si tratta de Il mondo di seconda mano – Sociologia dell'usato e del riuso, a cura di Domenico Secondulfo, Franco Angeli 2016.

Un oggetto riutilizzato è un oggetto che non va a finire nei rifiuti e che, quindi, fa risparmiare tutti quanti perché la collettività evita di pagare per il suo smaltimento. Non solo: il riuso restituisce dignità all'oggetto e dà dignità e valore alla persona che lo riusa. Una pratica che i nostri avi, i quali sapevano come conservare e riutilizzare tutto (da veri fautori del "rifiuti zero!"), conoscevano bene.

Esperienze positive in questo senso ne abbiamo anche a Mottola: innanzi tutto la Fiera che Rigenera, con due edizioni all'attivo, da un'idea di Avamposto.Educativo Onlus, nonché la recente apertura di un negozio di oggetti usati (eh sì, con i "rifiuti" si può guadagnare!)

Da molti anni (chi mi conosce lo sa già) mi balena in mente l'idea di istituire un "filtro" virtuale presso l'isola ecologica di Mottola, che sia gestito da associazioni a scopo benefico. Gli oggetti portati allo smaltimento, ma che possiedono ancora un determinato valore d'uso (possono, cioè, essere ulteriormente utilizzati per soddisfare dei bisogni; oppure, possono essere venduti come pezzi d'antiquariato), magari dopo essere stati sottoposti a piccole riparazioni od operazioni di "riconversione", vengono recuperati dalle associazioni che li "rimettono in circolo", donandoli a chi li desidera oppure vendendoli.

Idea inutile? Debole? Inefficace? Eppure c'è già chi l'ha realizzata:



E non è da dimenticare che c'è chi, anche vicino a noi, ha saputo moltiplicare la "potenza benefica" del recupero di oggetti abbinandola al "recupero di uomini": ad esempio, l'Associazione "Istituto per la Famiglia Onlus" affida gli oggetti da recuperare e riparare a persone con un passato problematico, che li riparano in piccoli laboratori artigianali; in tal modo, queste persone riacquistano fiducia in se stesse e imparano nuovi saperi, utili al loro dignitoso reintegro nella società. Gli oggetti cosi' recuperati e riparati vengono venduti in un mercatino in via Oberdan 27, a Taranto.



P.S.: questo post è dedicato a chi mi prende in giro per il mio "antiquato" cellulare, datato 2010, ma che funziona ancora benissimo ;-)

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