mercoledì 8 marzo 2017

Hard o Soft, purché Open! Ovvero: come proiettarsi verso il futuro risparmiando su computer e software

Spesso si leggono sull’albo pretorio del Comune di Mottola determine di spesa per l’acquisto di software (in genere rubricate sotto la voce “Assistenza e manutenzione”…) o perfino acquisto di licenze, ad esempio di antivirus.




Lo stesso albo pretorio è attualmente gestito con il software TINN, di proprietà della Maggioli Editore, quindi chiuso e a pagamento (invece, in precedenza, fino al 7 ottobre 2014, veniva usato un modulo gratuito e aperto, basato su Joomla! - anziché continuare sulla strada delle buone abitudini si preferisce tornare indietro).  
  
Addirittura, di recente il Comune di Mottola ha acquistato un «software di inizio e fine mandato» (sic!), per la cifra di 808,36 euro. Per quanto siamo riusciti a capire, è un programma (anzi,  DUE programmi distinti) che consentono al sindaco pro tempore di generare una relazione di fine mandato e inizio mandato preimpostata, ovviamente adattando e personalizzando tutti gli elementi necessari. Tale relazione di inizio e fine mandato è di recente diventata obbligatoria per i sindaci; ma dobbiamo supporre che sul Comune non ci sia nessuno in grado di scrivere (per 808 euro!) una relazione, tanto da ricorrere a software preimpostati a pagamento?








Un’amministrazione open source

L’amministrazione del XXI secolo dovrebbe ridurre al minimo la spesa per il software proprietario; da anni le leggi italiane - per non parlare delle direttive europee - spingono verso l’adozione dell’open source per le pubbliche amministrazioni. Quindi, la proposta è quella di adottare quanto più possibile programmi open per il Comune di Mottola e limitare allo stretto necessario l’acquisto e l’uso di programmi a pagamento (ad esempio, i classici Windows e Microsoft Office, con annessi programmi antivirus).

Non tutti i software in uso potranno essere da subito sostituiti; ma, adottando una politica orientata verso l’open software e abituando gradualmente gli uffici alle nuove piattaforme, si potrà ottenere un risparmio significativo.

Si può partire da subito, convertendo i computer “generici” (per intenderci, quelli che non devono utilizzare software specifici come potrebbero essere quelli per la gestione dell’anagrafe o delle buste paga, ma che sono semplicemente dotati di suite di ufficio per gestire i documenti più comuni e di browser per Internet – insomma, quelli che sono più simili ai generici computer domestici) per poi studiare soluzioni che possano prendere in carico con software open source le operazioni più “particolari” che un’amministrazione pubblica deve gestire.

Con l’open source:

- non sarebbero più necessari acquisti di licenze, come quelle per gli antivirus, in quanto i sistemi open non ne hanno bisogno: la difesa da software malevolo è già prevista negli aggiornamenti del sistema operativo;

- l’acquisto di nuove macchine sarà meno oneroso in quanto verranno richiesti PC privi di Windows o di altri sistemi operativi a pagamento, pertanto il prezzo finale della singola macchina sarà più basso;

- le macchine già in dotazione all'amministrazione allungheranno il loro periodo di vita, sfuggendo a quella cattiva pratica dell’obsolescenza programmata: oggi un computer considerato “vecchio” può avere maggiori possibilità di non venire accantonato ed essere ancora utilizzato se viene ottimizzato con un sistema operativo leggero (e di sistemi operativi leggeri e gratuiti basati su Linux ce ne sono a bizzeffe!).

Inoltre, avete presente la recente polemica sul conflitto di interessi dell'assessora Cocco (Milano, amministrazione Sala), proveniente da Microsoft? Ebbene, con un'amministrazione open source non si sarebbe verificata!

«Ma io Linux non lo so usare!»

Paura che i sistemi operativi gratuiti siano “strani” o difficili da usare? Posso portare un esempio che ho vissuto in prima persona. Mettetevi comodi, vi racconto.

Nel febbraio 2016 l’Agenzia delle Entrate emana per l’ennesimo anno consecutivo “PHOENICE”, un bando per la dismissione di sue apparecchiature elettroniche ritenute obsolete, a beneficio di scuole e associazioni. Allora propongo alla dirigente scolastica dell’istituto comprensivo dove lavoro (a Palagianello) di partecipare: mi offro di occuparmi di tutto il procedimento, anche dell’eventuale prelievo e trasporto delle macchine. La graduatoria, su scala regionale, è affidata al caso: tutte le scuole sono considerate uguali, pertanto si farà affidamento sulle estrazioni del lotto.

Scadenza: 13 maggio 2016; in segreteria inoltriamo la domanda. Qualche tempo dopo, a graduatoria pubblicata, scopro di avere fornito numeri buoni: il nostro istituto è quarto in tutta la Puglia. Colpo di fortuna (a volte ci vuole anche quella)!



A fine giugno veniamo convocati e mi reco alla sede dell’AE di Taranto per prelevare i computer: quattro desktop e un server, completi di tutto. Saranno dei rottami inutilizzabili? Lo scopriremo. Sono privi di qualsiasi software (per ovvie ragioni gli hard disk sono stati accuratamente formattati) ma, mi dicono, volendo i cabinet hanno un’etichetta col codice di attivazione per Windows Vista – orrore! Il peggiore sistema operativo mai prodotto per la serie Windows.

Cosa ho fatto? Sulla base delle caratteristiche dei PC (discrete, devo dire, nonostante la loro età: siamo stati ancora una volta fortunati!) ho indagato sul miglior sistema operativo free da installare. La scelta cade infine su Linux Mint 18, versione 64bit – Cinnamon, che, neanche a farlo apposta, era stato rilasciato proprio il 30 giugno 2016, il giorno stesso del prelievo dei PC (poi uno non deve credere al destino!). Mi armo di pazienza, scarico le immagini dei DVD e installo i sistemi operativi: alla prova pratica, le macchine vanno che è una meraviglia!



Arrivava però la parte più difficile: i professori della scuola si sarebbero abituati utilizzare una macchina “diversa” dalle solite?

Ho provato a fare un esperimento. Ho chiesto alla dirigente di installare un paio di quei computer “open” in sala docenti e… ho semplicemente osservato. I professori erano finalmente contenti di trovare un PC a loro disposizione in aula e l’hanno utilizzato. Ebbene… chi utilizzava quei computer non ha avuto alcun tipo di problema, anzi, in molti non si sono neppure accorti di essere su un sistema operativo diverso da Windows! Ora, quei PC vengono utilizzati a scuola quotidianamente senza alcun problema: sono in sala docenti, in palestra, nel laboratorio musicale!

Infatti, per un uso “generico” dei Pc (software da ufficio, navigazione Internet) un sistema operativo open source offre tutto quello che viene fornito da un equivalente sistema operativo a pagamento – anzi, il software open source permette molto, molto di più! Vi ricordate la versione cartacea di mottola.splinder.com? Bene... quel giornale veniva realizzato con il software open source e gratuito Scribus e poi veniva stampato con un un computer che chiunque avrebbe portato immediatamente in discarica (64 mega di memoria RAM, hard disk da 4 giga, modello di stampante HP in formato A3 risalente al 1996 e pagata 90 euro, usata, su Ebay), cioè con del trashware!

Pertanto, passare gradualmente all’open source (e risparmiare tanti bei soldi) si può.

Alcuni siti di riferimento:

CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale

OpenSIPA - La Comunità e l'Associazione dei Sistemisti Informatici della Pubblica Amministrazione

InnovatoriPA - La rete per l'innovazione nella Pubblica Amministrazione Italiana

AmministrazioneLibera – Tecnologie open source per la Pubblica Amministrazione

Agenzia per l’Italia Digitale – Presidenza del Consiglio dei Ministri

Alcuni articoli da leggere per farsi un’idea:

Wikipedia,  voce “Adozioni di software libero” 

"Così abbiamo convinto il Ministero della Difesa a convertirsi all’open-source”, 31 gennaio 2016 

L'open source nella pubblica amministrazione grazie al M5S, 20 giugno 2015 

LA SCELTA DEL SOFTWARE OPEN SOURCE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, ARRIVA LA CIRCOLARE 63/2013, 27 gennaio 2014

Software Libero nella Pubblica Amministrazione, 4 novembre 2014

Fabio Bravo - Software Open Source e Pubblica Amministrazione. La EUPL, E-Book (anno 2009, un po’ datato, ma ancora valido in alcune sue parti)

0 commenti:

Posta un commento