mercoledì 29 marzo 2017

sabato 25 marzo 2017

Riscoprire il valore d'uso degli oggetti? Si può, si deve

Cellulare ancora funzionante ma poco tecnologico? Nel cassetto (in attesa della discarica...). Computer vecchiotto? Buttato. Giocattoli che i pargoli non usano più perché troppo cresciuti? Nel cassonetto...

E se, invece, riscoprissimo il valore d'uso degli oggetti?

Una critica del nostro modo di produrre e smaltire rifiuti (che ci porta a sborsare tanti soldini nel pagamento della TARI) non dovrebbe prescindere da una riflessione sulla "civiltà del riuso".

Qualche anno fa fui affascinato dalla lettura di un libro di Guido Viale, intitolato appunto La civiltà del riuso: mi svelò nuovi aspetti di un mondo che già parzialmente conoscevo (da collezionista di fumetti e libri d'antiquariato, sono abituato a "spulciare" mercatini e conosco il valore di un oggetto usato) ma che cela potenzialità - non solo ecologiche, ma anche economiche e sociali - notevoli.

Di recente (dicembre 2016), un nuovo libro affronta questo tema: si tratta de Il mondo di seconda mano – Sociologia dell'usato e del riuso, a cura di Domenico Secondulfo, Franco Angeli 2016.

Un oggetto riutilizzato è un oggetto che non va a finire nei rifiuti e che, quindi, fa risparmiare tutti quanti perché la collettività evita di pagare per il suo smaltimento. Non solo: il riuso restituisce dignità all'oggetto e dà dignità e valore alla persona che lo riusa. Una pratica che i nostri avi, i quali sapevano come conservare e riutilizzare tutto (da veri fautori del "rifiuti zero!"), conoscevano bene.

Esperienze positive in questo senso ne abbiamo anche a Mottola: innanzi tutto la Fiera che Rigenera, con due edizioni all'attivo, da un'idea di Avamposto.Educativo Onlus, nonché la recente apertura di un negozio di oggetti usati (eh sì, con i "rifiuti" si può guadagnare!)

Da molti anni (chi mi conosce lo sa già) mi balena in mente l'idea di istituire un "filtro" virtuale presso l'isola ecologica di Mottola, che sia gestito da associazioni a scopo benefico. Gli oggetti portati allo smaltimento, ma che possiedono ancora un determinato valore d'uso (possono, cioè, essere ulteriormente utilizzati per soddisfare dei bisogni; oppure, possono essere venduti come pezzi d'antiquariato), magari dopo essere stati sottoposti a piccole riparazioni od operazioni di "riconversione", vengono recuperati dalle associazioni che li "rimettono in circolo", donandoli a chi li desidera oppure vendendoli.

Idea inutile? Debole? Inefficace? Eppure c'è già chi l'ha realizzata:



E non è da dimenticare che c'è chi, anche vicino a noi, ha saputo moltiplicare la "potenza benefica" del recupero di oggetti abbinandola al "recupero di uomini": ad esempio, l'Associazione "Istituto per la Famiglia Onlus" affida gli oggetti da recuperare e riparare a persone con un passato problematico, che li riparano in piccoli laboratori artigianali; in tal modo, queste persone riacquistano fiducia in se stesse e imparano nuovi saperi, utili al loro dignitoso reintegro nella società. Gli oggetti cosi' recuperati e riparati vengono venduti in un mercatino in via Oberdan 27, a Taranto.



P.S.: questo post è dedicato a chi mi prende in giro per il mio "antiquato" cellulare, datato 2010, ma che funziona ancora benissimo ;-)

sabato 11 marzo 2017

Un Farmer's Market per Mottola, ovvero: il supermercato del kilometro zero


Quanti cittadini mottolesi, per questioni lavorative e quindi per praticità, si ritrovano "costretti" a fare la spesa presso i supermercati alle porte del paese? A comprare frutta e verdura arrivata da chissà dove, perché, costretti a fare la spesa solo uno o due volte a settimana, non hanno il tempo per visitare i piccoli negozi di qualità o le singole aziende per acquistare prodotti locali?

Il problema è facilmente risolvibile e la soluzione ha un nome forestiero: farmer's market. Di che si tratta?

Il farmer's market è un luogo (può essere uno spazio all'aperto, ma è più adatto un locale al chiuso, per ovvi motivi "meteorologici"), aperto tutti i giorni feriali, in cui tutti i produttori locali possono esporre gratuitamente e vendere la loro merce, ciascuno con il proprio "banco". Un supermercato del kilometro zero, insomma. Immaginate un solo posto in cui sia possibile acquistare frutta e verdura di Casalrotto, vino prodotto dalle cantine locali, formaggi podolici provenienti da San Basilio, latte e latticini freschi dagli allevamenti locali, prodotti provenienti dalle varie masserie del territorio... ebbene, questo posto è il farmer's market!

Nello spazio del farmer's market ciascun produttore ha il proprio spazio espositivo ed è facilmente riconoscibile dal consumatore in quanto si presenta col proprio marchio bene in vista: si instaura cosi' un rapporto diretto con il compratore, il quale ha la possibilità di conoscere meglio il prodotto in quanto gli viene "raccontato" dal produttore stesso.

I vantaggi sono molteplici: 
- rapporto diretto tra produttore e cliente: chi vende non è un intermediario ma una persona dell'azienda;
- garanzia della genuinità e freschezza del prodotto;
- maggiori ricavi per il produttore: la vendita avviene senza pagare figure intermedie;
- abbattimento dei costi di trasporto (e dell'inquinamento ad esso collegato);
- certezza di trovare tutto il meglio della produzione territoriale in un solo luogo (caratteristica utile anche a fini turistici).

Quindi, in partenariato con le associazioni di categoria, il comune di Mottola mette a disposizione gli spazi e la logistica necessaria affinché i produttori locali interessati al progetto possano dare vita a un farmer's market mottolese. Una piccola idea dal costo ridotto che aiuterebbe i mottolesi a conoscere e ad apprezzare meglio i prodotti del territorio e faciliterebbe le piccole aziende agricole locali nel pubblicizzare e vendere i loro prodotti.

Curiosità: lo sapete dove è stato aperto il primo farmer's market d'Italia? Ebbene... a Taranto, nel 2005, ad opera della Coldiretti! (la foto qui in alto è stata scattata nel farmer's market di Corso Umberto)

Oggi i farmer's market tarantini sono ben quattro e tutti offrono il meglio dei prodotti del territorio. Per motivi facilmente intuibili, i prodotti agricoli dei farmer's market tarantini provengono in gran parte dagli altri comuni della provincia... mentre in un costituendo farmer's market mottolese si potrebbe puntare principalmente su prodotti del nostro vasto territorio.

venerdì 10 marzo 2017

Fantasticando... Un festival del cinema a Mottola

Un annetto e mezzo fa venni coinvolto nell'evento «Effetto Cinema», che si proponeva di riaccendere i riflettori sulla mancanza di una sala cinematografica a Mottola. Fu l'occasione per celebrare l'imprenditore castellanese Vito Spinosa, grazie al quale il glorioso Cinema Jonio aprì i battenti nel 1961. In sala convegni venne proiettato il film "Le mani sulla città" (1963) di Francesco Rosi, direttamente da pellicola 16mm, facendo riassaporare ai mottolesi una serata di vero cinema, dopo trent'anni dalla chiusura dello "Jonio".

L'iniziativa ci entusiasmò molto e, insieme agli organizzatori di quella serata, cercammo di studiare qualcosa pe
r continuare quel discorso. Ci pareva strano, ad esempio, che il nostro paese fosse stato set cinematografico per vari film (Il paese delle spose infelici, Il Racconto dei Racconti, il cortometraggio Anapeson) e che questi non fossero stati mai proiettati a Mottola. Non ci andava giù che Mottola fosse privo di un cinema e, tout court, di uno spazio culturale per rappresentazioni di qualsiasi tipo.

Per cui, pensammo a un festival estivo. Dopotutto, perché i paesi limitrofi avevano un loro festival (Vicoli Corti a Massafra, Cast Film Fest a Castellaneta, PalagianoinCorto a palagiano...) e Mottola, che stava vivendo un nuovo interesse cinematografico, era rimasta a digiuno di pellicole?

Il festival non doveva limitarsi alla proiezione dei film. Protagonisti sarebbero stati anche i registi, gli attori, gli ideatori, i mestieranti di questo linguaggio, coinvolti in tavole rotonde e incontri col pubblico per raccontare il cinema da vicino e farlo conoscere meglio. Chi, meglio del regista e degli attori che l'hanno girato, può presentare con efficacia il film che si sta per proiettare?

L'obiettivo del festival, infatti, non voleva essere solo quello di "guardare il cinema" (sfida persa in partenza, giacché ormai gli schermi giganti da 55 pollici sono sempre più diffusi nelle case e molti amatori provvedono da sé a dotarsi di tutto quel che serve per fruire di cinema nel migliore dei modi) ma di sviluppare un occhio critico negli spettatori, di proporre visioni particolari e inedite, di creare economia attirando forestieri con un programma peculiare, diverso da quello proposto da iniziative simili nei paesi limitrofi; inoltre, creare una realtà consolidata, una consuetudine da riproporre ogni anno e non un evento-meteora, un una tantum fine a se stesso.

Infine, l'obiettivo è anche quello di promuovere la conoscenza del linguaggio cinematografico, stimolando la creatività dei giovani mottolesi: alcuni di essi sono già attivi in tal senso e hanno prodotto, a livello amatoriale, filmati e cortometraggi. Queste energie creative, se "educate" per tempo, potrebbero in potenza indirizzarsi verso professioni legate al cinema. Perché non coltivare queste opportunità?

Pianificai io stesso il programma del festival. Innanzi tutto, la base doveva essere il cinema di ambientazione o di tema pugliese; in più, ritenevo che il festival dovesse avere un taglio preciso, un «tema principale» da scegliere e variare di anno in anno. Per la prima edizione, pensai al tema della biografia. Inoltre, avevo in mente di portare a Mottola i cortometraggi di Elio Piccon, un ligure che negli anni Sessanta realizzò in Puglia alcuni cortometraggi di potente poesia, girati in dialetto con attori locali non protagonisti.

Il progetto, per vari motivi, non andò in porto. Ma ritengo che l'idea non debba essere abbandonata. Per questo, ripropongo a voi l'abbozzo di quel programma. Per riprendere il discorso, non appena sarà possibile... 

L'Apulia Film Commission, molto attiva nel promuovere la realizzazione di nuovi prodotti cinematografici con discreti incentivi economici, attualmente non prevede finanziamenti per l'organizzazione di festival cinematografici. Ma le cose potrebbero cambiare. Se non si abbassa la guardia e si resta sintonizzati sui bandi regionali, qualcosa potrebbe apparire all'orizzonte.

Inutile dire che, nell'organizzazione di un evento di tale portata, le forze coinvolte devono essere molteplici. Associazioni, cittadini, commercianti, professionisti: tutti i soggetti interessati devono lavorare in sinergia per la riuscita del progetto. Non è facile, ma è necessario provarci.

Quindi, ecco i miei appunti per un "MOTTOLA FILM FESTIVAL - Prima edizione".


_____SEZIONE 1 : BIOPIC, il cinema biografico di Puglia_____


1) lungometraggio W Zappatore (2010) di Massimiliano Verdesca (85 min.), sul chitarrista salentino Marcello Zappatore



2) cortometraggio Binari - In viaggio con Vito Laterza (2011) di Alessio Giannone (meglio conosciuto come "Pinuccio") (17 min.)





3) lungometraggio Varichina - La vera storia della falsa vita di Lorenzo De Santis (2015) di Antonio Palumbo e Mariangela Barbanente (52 min.)



4) cortometraggio Iaco (2016) di Alessandro Zizzo, sulla storia del calciatore del Taranto Erasmo Iacovone (18 min.)




_____SEZIONE 2 : MOTTOLA SU CELLULOIDE_____


1) Lungometraggio Il racconto dei racconti  - Tale of Tales (2015) di Matteo Garrone (125 min.)

2) Cortometraggio Anapeson (2015) di Francesco Dongiovanni (38 min.)

3) Lungometraggio Il paese delle spose infelici (2011) di Pippo Mezzapesa (82 min.)


_____SEZIONE 3 : SGUARDI DI REGISTA: ELIO PICCON_____


Riferimenti: https://it.wikipedia.org/wiki/Elio_Piccon

1) Lungometraggio L'antimiracolo (1965) (87 min.)




2) Cortometraggi di Elio Piccon, in particolare: "Checchella", "Aniello e Neleta", "Non la toccate è infettiva", "Il padrone"

Canale Youtube di NATALIA PICCON, figlia del regista: https://www.youtube.com/user/intelligibile

Scene da "Checchella":


mercoledì 8 marzo 2017

Hard o Soft, purché Open! Ovvero: come proiettarsi verso il futuro risparmiando su computer e software

Spesso si leggono sull’albo pretorio del Comune di Mottola determine di spesa per l’acquisto di software (in genere rubricate sotto la voce “Assistenza e manutenzione”…) o perfino acquisto di licenze, ad esempio di antivirus.




Lo stesso albo pretorio è attualmente gestito con il software TINN, di proprietà della Maggioli Editore, quindi chiuso e a pagamento (invece, in precedenza, fino al 7 ottobre 2014, veniva usato un modulo gratuito e aperto, basato su Joomla! - anziché continuare sulla strada delle buone abitudini si preferisce tornare indietro).  
  
Addirittura, di recente il Comune di Mottola ha acquistato un «software di inizio e fine mandato» (sic!), per la cifra di 808,36 euro. Per quanto siamo riusciti a capire, è un programma (anzi,  DUE programmi distinti) che consentono al sindaco pro tempore di generare una relazione di fine mandato e inizio mandato preimpostata, ovviamente adattando e personalizzando tutti gli elementi necessari. Tale relazione di inizio e fine mandato è di recente diventata obbligatoria per i sindaci; ma dobbiamo supporre che sul Comune non ci sia nessuno in grado di scrivere (per 808 euro!) una relazione, tanto da ricorrere a software preimpostati a pagamento?








Un’amministrazione open source

L’amministrazione del XXI secolo dovrebbe ridurre al minimo la spesa per il software proprietario; da anni le leggi italiane - per non parlare delle direttive europee - spingono verso l’adozione dell’open source per le pubbliche amministrazioni. Quindi, la proposta è quella di adottare quanto più possibile programmi open per il Comune di Mottola e limitare allo stretto necessario l’acquisto e l’uso di programmi a pagamento (ad esempio, i classici Windows e Microsoft Office, con annessi programmi antivirus).

Non tutti i software in uso potranno essere da subito sostituiti; ma, adottando una politica orientata verso l’open software e abituando gradualmente gli uffici alle nuove piattaforme, si potrà ottenere un risparmio significativo.

Si può partire da subito, convertendo i computer “generici” (per intenderci, quelli che non devono utilizzare software specifici come potrebbero essere quelli per la gestione dell’anagrafe o delle buste paga, ma che sono semplicemente dotati di suite di ufficio per gestire i documenti più comuni e di browser per Internet – insomma, quelli che sono più simili ai generici computer domestici) per poi studiare soluzioni che possano prendere in carico con software open source le operazioni più “particolari” che un’amministrazione pubblica deve gestire.

Con l’open source:

- non sarebbero più necessari acquisti di licenze, come quelle per gli antivirus, in quanto i sistemi open non ne hanno bisogno: la difesa da software malevolo è già prevista negli aggiornamenti del sistema operativo;

- l’acquisto di nuove macchine sarà meno oneroso in quanto verranno richiesti PC privi di Windows o di altri sistemi operativi a pagamento, pertanto il prezzo finale della singola macchina sarà più basso;

- le macchine già in dotazione all'amministrazione allungheranno il loro periodo di vita, sfuggendo a quella cattiva pratica dell’obsolescenza programmata: oggi un computer considerato “vecchio” può avere maggiori possibilità di non venire accantonato ed essere ancora utilizzato se viene ottimizzato con un sistema operativo leggero (e di sistemi operativi leggeri e gratuiti basati su Linux ce ne sono a bizzeffe!).

Inoltre, avete presente la recente polemica sul conflitto di interessi dell'assessora Cocco (Milano, amministrazione Sala), proveniente da Microsoft? Ebbene, con un'amministrazione open source non si sarebbe verificata!

«Ma io Linux non lo so usare!»

Paura che i sistemi operativi gratuiti siano “strani” o difficili da usare? Posso portare un esempio che ho vissuto in prima persona. Mettetevi comodi, vi racconto.

Nel febbraio 2016 l’Agenzia delle Entrate emana per l’ennesimo anno consecutivo “PHOENICE”, un bando per la dismissione di sue apparecchiature elettroniche ritenute obsolete, a beneficio di scuole e associazioni. Allora propongo alla dirigente scolastica dell’istituto comprensivo dove lavoro (a Palagianello) di partecipare: mi offro di occuparmi di tutto il procedimento, anche dell’eventuale prelievo e trasporto delle macchine. La graduatoria, su scala regionale, è affidata al caso: tutte le scuole sono considerate uguali, pertanto si farà affidamento sulle estrazioni del lotto.

Scadenza: 13 maggio 2016; in segreteria inoltriamo la domanda. Qualche tempo dopo, a graduatoria pubblicata, scopro di avere fornito numeri buoni: il nostro istituto è quarto in tutta la Puglia. Colpo di fortuna (a volte ci vuole anche quella)!



A fine giugno veniamo convocati e mi reco alla sede dell’AE di Taranto per prelevare i computer: quattro desktop e un server, completi di tutto. Saranno dei rottami inutilizzabili? Lo scopriremo. Sono privi di qualsiasi software (per ovvie ragioni gli hard disk sono stati accuratamente formattati) ma, mi dicono, volendo i cabinet hanno un’etichetta col codice di attivazione per Windows Vista – orrore! Il peggiore sistema operativo mai prodotto per la serie Windows.

Cosa ho fatto? Sulla base delle caratteristiche dei PC (discrete, devo dire, nonostante la loro età: siamo stati ancora una volta fortunati!) ho indagato sul miglior sistema operativo free da installare. La scelta cade infine su Linux Mint 18, versione 64bit – Cinnamon, che, neanche a farlo apposta, era stato rilasciato proprio il 30 giugno 2016, il giorno stesso del prelievo dei PC (poi uno non deve credere al destino!). Mi armo di pazienza, scarico le immagini dei DVD e installo i sistemi operativi: alla prova pratica, le macchine vanno che è una meraviglia!



Arrivava però la parte più difficile: i professori della scuola si sarebbero abituati utilizzare una macchina “diversa” dalle solite?

Ho provato a fare un esperimento. Ho chiesto alla dirigente di installare un paio di quei computer “open” in sala docenti e… ho semplicemente osservato. I professori erano finalmente contenti di trovare un PC a loro disposizione in aula e l’hanno utilizzato. Ebbene… chi utilizzava quei computer non ha avuto alcun tipo di problema, anzi, in molti non si sono neppure accorti di essere su un sistema operativo diverso da Windows! Ora, quei PC vengono utilizzati a scuola quotidianamente senza alcun problema: sono in sala docenti, in palestra, nel laboratorio musicale!

Infatti, per un uso “generico” dei Pc (software da ufficio, navigazione Internet) un sistema operativo open source offre tutto quello che viene fornito da un equivalente sistema operativo a pagamento – anzi, il software open source permette molto, molto di più! Vi ricordate la versione cartacea di mottola.splinder.com? Bene... quel giornale veniva realizzato con il software open source e gratuito Scribus e poi veniva stampato con un un computer che chiunque avrebbe portato immediatamente in discarica (64 mega di memoria RAM, hard disk da 4 giga, modello di stampante HP in formato A3 risalente al 1996 e pagata 90 euro, usata, su Ebay), cioè con del trashware!

Pertanto, passare gradualmente all’open source (e risparmiare tanti bei soldi) si può.

Alcuni siti di riferimento:

CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale

OpenSIPA - La Comunità e l'Associazione dei Sistemisti Informatici della Pubblica Amministrazione

InnovatoriPA - La rete per l'innovazione nella Pubblica Amministrazione Italiana

AmministrazioneLibera – Tecnologie open source per la Pubblica Amministrazione

Agenzia per l’Italia Digitale – Presidenza del Consiglio dei Ministri

Alcuni articoli da leggere per farsi un’idea:

Wikipedia,  voce “Adozioni di software libero” 

"Così abbiamo convinto il Ministero della Difesa a convertirsi all’open-source”, 31 gennaio 2016 

L'open source nella pubblica amministrazione grazie al M5S, 20 giugno 2015 

LA SCELTA DEL SOFTWARE OPEN SOURCE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, ARRIVA LA CIRCOLARE 63/2013, 27 gennaio 2014

Software Libero nella Pubblica Amministrazione, 4 novembre 2014

Fabio Bravo - Software Open Source e Pubblica Amministrazione. La EUPL, E-Book (anno 2009, un po’ datato, ma ancora valido in alcune sue parti)

martedì 7 marzo 2017

Una Community Library per Mottola, ovvero: far rinascere la Biblioteca comunale

FORESTIERO - «Scusi, dov’è il Palazzo della Cultura?»
MOTTOLESE (perplesso) - «...perché, a Mottola c’è un Palazzo della Cultura?»
(dialogo realmente avvenuto)





Scaffali non a norma, mancanza di un accesso per disabili, parte delle collezioni ancora chiuse in scatoloni vuoti dai tempi del trasloco (avvenuto nel 2014), il Fondo Paolo Scarano mai sfruttato, totale assenza di connessioni Internet sia wifi che cablate, nuove acquisizioni latitanti da decenni, la porta quasi sempre chiusa per carenza di personale…

Così si presenta oggi la biblioteca «Vito Sansonetti» di Mottola, dove regnano il silenzio e un’aria… opprimente.

L’ex scuola materna «Perasso», dove è stata trasferita da qualche anno, è stata ribattezzata «Palazzo della Cultura». Sono stati spesi soldi per ritinteggiare alcune stanze e fornire quella più grande di un impianto di amplificazione e di un tavolo. Ma, a conti fatti, si tratta un contenitore vuoto e morto di cui ci si ricorda solo quando occorre svolgere qualche manifestazione di un’oretta – o, ad andar bene, qualche mostra di foto o di cartelloni. Solo un piano dell’edificio è fruibile (ma resta, di fatto, non fruito) mentre gli altri spazi, fatta eccezione per i locali che ospitano alcune classi del Professionale «Lentini», restano chiusi e inagibili.

Ma a nessuno pare importare.

Una biblioteca di pubblica lettura

La biblioteca è percepita oggi come un’entità inutile e démodée, visto che tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno sono «a portata di Google».

Niente di più falso. La biblioteca del XXI secolo è un luogo di cui nessuna comunità cittadina culturalmente vivace potrebbe fare a meno.

Se siamo abituati a pensare alle biblioteche come luoghi di conservazione del materiale librario, allora è ovvio che ci vengono in mente spazi opprimenti, con scaffali pieni di volumi fin sul soffitto, pieni di polvere pronta ad assalirci non appena ne sfogliamo le pagine.

Ma non esistono solo le biblioteche di conservazione (che, pure, hanno un loro perché): esistono anche le cosiddette biblioteche di pubblica lettura, tipiche di quelle culture di tradizione protestante.

Cosa si fa in queste tipologie di biblioteca? Tante cose: si possono trovare tanti computer connessi a Internet, si può trovare il quotidiano del giorno (anche in digitale: l’abbonamento alla Gazzetta del Mezzogiorno on line ha un irrisorio costo annuale di 189 euro; quello all’archivio storico del giornale, con 120 anni di storia della Puglia a disposizione, addirittura solo 70 euro), si può trovare personale competente in grado di rispondere a varie domande e reperire determinate informazioni, si possono frequentare corsi di informatica o di lingue tenuti da volontari, si possono seguire seminari ed eventi culturali, in ultimo si possono trovare anche libri di recente pubblicazione e una nutrita videoteca in DVD e files digitali, con la possibilità di visualizzare il tutto sul posto, o su terminale PC con cuffie oppure, pianificando visioni collettive programmate, in una sala video dotata di Smart TV gigante, magari anche dotata di abbonamenti a servizi in streaming.

A chi si rivolge questo tipo di biblioteca? A tutti: soprattutto alle fasce considerate più «deboli», agli anziani privi di alfabetizzazione informatica, ai disoccupati che hanno bisogno di supporto per la ricerca di lavoro, agli scolari e agli studenti che non hanno gli strumenti per svolgere la lezione in flipped classroom, a chi non può permettersi una connessione Internet, a chi ha bisogno di aiuto per inviare una mail o compilare un modulo online indispensabile per interfacciarsi con la pubblica amministrazione, a chi vuole formare un gruppo di lettura, a chi ha bisogno di un posto tranquillo per studiare portandosi da casa i propri libri, a chi vuole lanciare una nuova start-up e ha bisogno di idee, a chi vuole incontrarsi con persone che condividono le proprie passioni, anche a chi vuole incontrare persone totalmente diverse da sé e lasciarsi contaminare da nuove visioni del mondo, a tutti quei cittadini che vogliono uscire dalla propria tana “(a)social” e interfacciarsi con il mondo reale…

Insomma, un luogo del tutto diverso dalla nostra attuale biblioteca.

Un luogo dei sogni… che si possono realizzare

Un luogo dei sogni? Un sogno inutile, visto che l’utenza attuale della biblioteca è pari a zero?

No. Al contrario, un luogo utilissimo per la crescita culturale dei cittadini e di tutta la comunità. E spesso è l’offerta stessa a creare la domanda. Se non si offrono determinati servizi (e se non li si pubblicizza a dovere), non si può mai essere in grado di determinare quanti fruitori si possono intercettare. L’attuale offerta della biblioteca di Mottola è nulla - o, comunque, per nulla pubblicizzata; pertanto, è normale che la domanda sia pari a zero.

La biblioteca di pubblica lettura deve essere un’infrastruttura strategica, che serva ad allargare lo spazio mentale dei cittadini. Uno spazio che garantisca ai cittadini il loro diritto all’informazione, ancora più vitale in un’epoca come la nostra, che sembra compromessa dalla cosiddetta post-verità. Un luogo che fornisca una bussola in un mondo in cui la sovrabbondanza di informazioni disorienta il cittadino. Un punto di riferimento fisico, che possa fare da catalizzatore di energie buone e di idee innovative per Mottola.

Per fare questo, occorre che la biblioteca di Mottola sia bella, accogliente, ricca di materiali, ricca di spazi.

Come realizzare tutto questo?

Biblioteca comunale?… Palazzo della Cultura?… COMMUNITY LIBRARY

Sì, ma tutto questo ha un costo. Dove trovare i fondi?

Intanto, alcune parole magiche:

- Regione Puglia;
- Azione 6.7 - Asse VI del POR Puglia 2014/2020;
- Bollettino Ufficiale della Regione Puglia, n. 5, supplemento del 12/01/2017.
- Community Library.

Cosa significa? Significa che la Regione Puglia, con deliberazione della Giunta Regionale del 13 dicembre 2016, n. 2015, ha appena approvato le macroaree di attività coerenti con gli obiettivi e i criteri previsti dall’Asse VI azione 6.7 del POR Puglia 2014/2020 ed in linea con le azioni del Piano strategico del turismo e del Piano strategico della Cultura. Sebbene tutte le macroaree approvate siano molto interessanti, tuttavia con il discorso che stiamo facendo è maggiormente congruente la prima area, i cui caratteri possiamo leggere qui di seguito:



«La Community Library: essenza di territorio, innovazione, comprensione nel segno del libro e della conoscenza. Sviluppo di un modello evoluto di biblioteca per il consolidamento di luoghi all’interno dei contesti urbani che preservino il valore identitario, favoriscano l’offerta di servizi innovativi, per la promozione del libro e della lettura, e la costruzione di presidi di incontro tra persone, luoghi e oggetti per ideare in maniera condivisa il racconto del territorio (con particolare riguardo alle biblioteche scolastiche; comunali; per ragazzi; di ateneo).»

Quindi, durante il primo semestre 2017 saranno avviati i procedimenti amministrativi per attuare la suddetta macroarea di attività. E ciò significa che presto verranno emanati bandi per aprire, incentivare, potenziare le Community Library così come sopra articolate. Sarà una prima occasione per rilanciare la biblioteca e rifondarla parzialmente come Community Library.

Ieri, 6 marzo 2017, ho contattato personalmente gli uffici regionali per avere maggiori informazioni sul bando. Allo stato attuale, poco si sa su contenuti e requisiti per parteciparvi; ma già un'idea è possibile farsela. La delibera di dicembre 2016 prevede dunque che il bando veda la luce entro giugno 2017; al telefono mi è stato detto che si auspica che il bando venga pubblicato il prossimo aprile. 

I tempi saranno strettissimi e a ridosso della campagna elettorale per le comunali. Ma si tratta di un'occasione imperdibile: occorre lavorare sin da ora per partecipare al bando e, in caso di vittoria, bisognerà fare presto per presentare in tempo i documenti necessari.

Vigilare e tenersi pronti, nonché interfacciarsi con gli uffici regionali per capire quali caratteristiche avranno i bandi in arrivo, prima ancora che vengano pubblicati: muovendosi per tempo, si può fare in modo che Mottola abbia i giusti requisiti per intercettare la maggiore quantità di fondi. Ecco cosa significa, a mio avviso, governare con efficienza: precorrere i tempi, bruciare le tappe, essere a stretto contatto con la Regione Puglia per conoscere in anticipo cosa bolle in pentola, conoscere per primi quali bandi arriveranno e quali caratteristiche avranno; se e quando possibile, trascorrere più tempo a Bari che sul Comune di Mottola per poter interagire direttamente con chi i bandi li allestisce in prima persona e, pertanto, può dare i migliori consigli su come parteciparvi. Mi impegno politicamente ad adottare questo come mio principale modus operandi da amministratore, non solo nella cultura ma in tutti i settori.

Ovviamente, una volta «rianimata» con i fondi regionali, la biblioteca così concepita si dovrà sostenere economicamente. Ne riparleremo. Nel frattempo, è opportuno ripassare quanto previsto nel documento del POR Puglia 2014-2020 riguardo al'azione 6.7, sezione A (cioè, quella che riguarda, fra le altre cose, anche le Community Library):





Tanti progetti in biblioteca 

Parallelamente all’obiettivo di costituzione della Community Library con fondi regionali, possono essere fatti partire, autonomamente, e da subito, i seguenti micro-progetti a costo ridotto (o a costo zero):

- emeroteca virtuale: abbonamento ai principali quotidiani e periodici locali online (Gazzetta del Mezzogiorno, Quotidiano di Puglia...);
- digitalizzazione delle pubblicazioni locali mottolesi, con la costruzione di un archivio virtuale permanente, anche online. Questo progetto era stato parzialmente avviato da me stesso qualche anno fa col nome di “Mottola Digitale” (ne trovate i frutti sul sito Calaméo, raggiungibile cliccando qui: la raccolta completa de “Il Riassunto” e de“La Nuova Vespa”, nonché alcuni numeri digitali dei periodici “Motvla” e “Mottola Press”); tuttavia occorre riprenderlo da zero, ridigitalizzare le pubblicazioni implementando una funzione interna di ricerca dei testi e completare l’opera;
- collaborazione con le cattedre di Storia moderna e contemporanea delle Università pugliesi e lucane per poter dare il giusto lustro al Fondo Paolo Scarano, costituito da numerosi volumi di storia dell’America Latina, spesso in lingua straniera;
- istituzione di un «Fondo Becket» che raccolga il maggior numero di pubblicazioni sulla figura di San Tommaso di Canterbury, sul re Enrico II d’Inghilterra, sul periodo storico in cui vissero, sul Medioevo in generale: ciò al fine di incentivare lo studio di questi personaggi in vista di un’eventuale ripresa di manifestazioni storiche a carattere medioevale;
- istituzione di un fondo che si proponga di raccogliere sistematicamente il maggior numero di pubblicazioni di cultura locale (storia, lingua, tradizioni, società…) prodotte a Mottola e dintorni o che, in ogni caso, riguardino direttamente Mottola, il suo territorio, i territori dei paesi limitrofi;
- istituzione di un fondo sul rupestre.

E, nelle more di un impianto di connessione alla Rete… urge fornire un modem-router LTE (per intenderci, quelli che permettono una connessione ADSL tramite una scheda SIM)... perché una biblioteca senza Internet nel 2017 non si può proprio immaginare.